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LUPOCOSSATO

BORGOSESIA 21-02-2020 E’ successo di nuovo:

 

un animale attaccato da un lupo, stavolta a Riva Valdobbia, a pochi passi dalla pista da fondo. L’immagine shock postata sui social nei giorni scorsi mostra alcuni sciatori attoniti difronte alla carcassa di un animale scuoiato e spolpato fino all’osso. Una situazione davanti alla quale non si può più far finta di nulla: «Ormai siamo difronte ad un fenomeno che comporta un radicale cambiamento della concezione della vita in montagna – afferma Marco Defilippi, Assessore all’Agricoltura dell’Unione Montana Valsesia - dobbiamo prepararci. Il rischio concreto è che la gente abbandoni la montagna. Per far posto al lupo? Ne vale la pena? E’ il caso di riflettere e di agire». Defilippi esprime grande preoccupazione per il ripetersi delle predazioni: «L’immagine che sta facendo tanto scalpore è stata scattata proprio in questi giorni – dice l’amministratore – ma è simile a tante altre che purtroppo vediamo sempre più di frequente, e che suscitano due tipi di reazioni: gli agricoltori sono preoccupati, gli animalisti accaniti nella difesa del lupo. I fatti però parlano da soli: non c’è spazio per idealismi, è necessario rendersi conto che questo problema rischia di diventare molto serio e compromettere il futuro della montagna».
La questione, in Valsesia come in Ossola e nel Biellese, sta assumendo contorni sempre più complessi. Se gli animalisti sostengono il diritto del lupo a vivere libero e a predare in territori che gli appartengono per diritto naturale, contestualmente tutti coloro che quotidianamente e faticosamente vivono la montagna cominciano a chiedersi se ancora valga la pena di rimanere nei piccoli centri a custodire un territorio che si fa sempre più difficile, ora minacciati anche da un altro nemico contro il quale sono impotenti: «La presenza del lupo può avere conseguenze penalizzanti per tutti: al momento sono gli allevatori a pagare un caro prezzo, con numerosi capi ormai vittime di assalti notturni – dice ancora l’Assessore - ma il predatore si sta spingendo sempre più vicino alle aree abitate: e se un giorno a venire attaccato fosse un bambino? E se fosse un escursionista? – si chiede – La paura si fa concreta e la gente valuta se sia il caso di rimanere qui. E allora rischiamo di andare incontro ad un futuro di abbandono per la montagna, e questo sarebbe drammatico – aggiunge Defilippi - anche per coloro che comodamente pontificano dai loro appartamenti in città, pronti a venire a passeggiare nel fine settimana tra i sentieri montani ben custoditi, ammirando paesaggi curati, con prati, alpeggi e rifugi. Tutto questo è frutto del lavoro dell’uomo, non dimentichiamolo». In questi momenti si susseguono le dichiarazioni di chi vive e lavora in montagna, molti sono coloro che si dicono pronti a gettare la spugna a fronte dell’ormai evidente presenza del lupo e dell’assoluta mancanza di programmazione per eventuali misure di contrasto: gli allevatori temono di dover vedere morire le loro attività mentre le famiglie che risiedono sul territorio cominciano ad avere preoccupazione per la propria incolumità: «Penso anche a coloro che accudiscono gli animali negli alpeggi – aggiunge ancora Maro Defilippi – sono persone particolarmente esposte, trascorrono lunghi periodi in situazioni isolate: i lupi si avvicinano alle abitazioni ormai senza timore e questi pastori potrebbero diventare prede come i loro animali». E allora Defilippi conclude con una promessa: «Noi come Unione Montagna ci rivolgeremo alle sedi opportune, e parlo in primis della Regione Piemonte, affinché ci sia la giusta attenzione al problema. Non possiamo più stare a guardare – dice con determinazione - è necessario che si crei una sinergia operativa tra enti, operatori  della montagna ed esperti ambientalisti affinché questo fenomeno venga controllato: troppo spesso si è corsi ai ripari con colpevole ritardo di fronte a rischi evidenti, stavolta bisogna evitare che accada».