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VERBANIA – 21-02-2020 -- Consumatore, pusher e poi

vittima di estorsione. È iniziata dal vizio, dall’assunzione di droghe leggere, la disavventura -giudiziaria e personale- di un quarantenne residente nella bassa Ossola. Si riforniva a Milano, in zona Lorenteggio e, come tanti tossicodipendenti, un po’ per necessità e un po’ per comodità, si pagava il “fumo” cedendone una parte.

Il business gli andò male il 30 maggio del 2015 quando, fermato dalla polizia alla barriera del Lago Maggiore dell’A26, fu trovato in possesso di tre etti di marijuana. Arrestato e poi messo ai domiciliari, vide svanire la merce che aveva preso a credito. Contrasse quindi un debito di 2.800 euro con Klaas Patrit Dinità, pusher romeno di Milano, che per riavere i soldi lo indusse a smerciare ancor più stupefacente. “Dieci chili di hashish e marijuana, perché la cocaina non la volevo vendere e la buttai nel water” - ha raccontato al processo. La versione resa in aula nel procedimento per estorsione e porto abusivo d’arma aperto contro Dinità dalla Procura di Verbania, è stata ancor più pesante rispetto a quella denunciata ai carabinieri nel maggio del 2017. Da un anno e mezzo il romeno “pressava” il suo debitore: aveva ottenuto da lui decine di migliaia di euro tramite ricariche Poste-pay su due carte intestate alla compagna e una aperta dalla stessa vittima. E, pretendo sempre di più, mostrandogli una pistola in un garage di Milano, aveva minacciato di morte lui e la sua famiglia. Fu questo il tenore dell’esposto che l’ossolano presentò all’Arma, nel quale dichiarò 31.000 euro estorti, poi saliti a 110.000 nel racconto reso al giudice, durante il processo. I militari della stazione di Premosello, cui aveva anche consegnato la registrazione audio di una conversazione, erano allertati e, il 30 maggio 2017, furono avvisati che Dinità era in zona. Lo individuarono mentre viaggiava, da passeggero, su una Bmw X5, in compagnia di altre persone. Nel suv fu trovato un tirapugni e la carta Postepay intestata all’ossolano.

È nato così il procedimento che oggi s’è chiuso con una pesante condanna. Per i due capi di imputazione di estorsione e porto abusivo d’ami il pm Fabrizio Argentieri ha ritenuto di negare le attenuanti generiche, chiedendo 6 anni e 15 giorni. Il giudice Rosa Maria Fornelli ha alzato la pena a sei anni, quattro mesi, 2.100 euro di multa e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Secondo la difesa non ci fu estorsione ma la movimentazione di denaro -l’imputato aveva detto che si trattava di un prestito- era la prova del traffico di droga, che l’ossolano peraltro delegava ad altri pusher.