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ornavasso scavi archologici

ORNAVASSO - 15-09-2021 - Tre tombe, un pezzo di strada romana, un vaso, delle monete. Sono reperti archeologici scoperti a Ornavasso nelle settimane scorse, ultimi esempi di un patrimonio archeologico tutto da valorizzare e da conoscere.
Il progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico di Ornavasso, con gli ultimi ritrovamenti, saranno illustrati ai media il 24 settembre.
Il progetto vede la cooperazione tra Comune di Ornavasso, “Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli” e “Collezione Enrico Bianchetti” (Sezione archeologica del Museo del Paesaggio di Verbania). E' grazie a ciò che nell’estate 2021 è stata condotta una campagna di scavi archeologici nella necropoli preromana e romana di Ornavasso, commissionata dal Comune all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano per il tramite di risorse provenienti dal progetto “Polo Archeologico dell’Alto Verbano e costituzione del Parco dei Sepolcreti di Ornavasso” finanziato dalla Fondazione CRT e dallla Fondazione Compagnia San Paolo nonché da donazioni di privati.
Gli scavi sono stati effettuati da Giorgio Baratti (Università Cattolica) sotto la direzione scientifica di Elisa Lanza (Soprintendenza) e la supervisione di Paola Piana Agostinetti (conservatore della Collezione Enrico Bianchetti). Sul campo hanno preso parte alle attività di scavo gli studenti della Cattolica (Veronica Boscani, Ilaria d’Alò, Valentina Galli, Laura Magnano, Alessandro Mirr, Benedetta Reati) sotto l’esperta guida di Martina Sciortino con Elisa Del Galdo e Maria Sole Cammelli, archeologhe professioniste che hanno gestito l’avviamento dello scavo e la didattica della metodologia di scavo, comprese le operazioni di documentazione, studio e trattamento preliminare dei reperti.
Gli scavi si ponevano diversi obiettivi, tra i quali l'approfondimento dei risultati delle indagini geofisiche preliminari condotte nel 2020 da Wieke de Neef (Università di Gand, Belgio) sotto la guida di Paola Piana Agostinetti, su ulteriore finanziamento del Comune. Le indagini non invasive (prospezioni magnetometriche e georadar) avevano rilevato la presenza di una serie di nuove anomalie nelle aree degli antichi sepolcreti di San Bernardo (II-I secolo a.C.) e In Persona (I secolo a.C. - I secolo d.C., con ripresa nel V sec. d.C.), non intercettate dagli scavi archeologici condotti nel sito a partire dal 1890.
I due sepolcreti si trovano nel fondovalle del Toce (208 m s.l.m.), circa 1,5 km a nord di Ornavasso. Negli anni Novanta dell’Ottocento Enrico Bianchetti scavò 165 tombe a San Bernardo (in un’area di circa 1.700 m2) e altre 165 a In Persona (circa 2.000 m2). Nel 1941 e nel 1952 la Soprintendenza Archeologica del Piemonte proseguì gli scavi a San Bernardo all’interno e intorno all’oratorio, identificando altre 16 tombe e portando a 346 il totale delle sepolture indagate.
Uno degli obiettivi della nuova campagna di scavi era appunto la puntualizzazione del posizionamento delle tombe già scavate da Bianchetti a In Persona e la relativa georeferenziazione, tramite strumenti di misura digitali (Total Station) e GPS.
A In Persona, i nuovi scavi hanno consentito di individuare 6 tombe già indagate da Bianchetti, ma anche 3 nuove sepolture, alcune già violate. Da queste sono state finora recuperate, oltre a un vaso intero e alcuni frammenti di altri, due monete di bronzo e una d’argento.
Le tombe consistono per lo più in fosse rettangolari scavate nel terreno sabbioso e delimitate sui lati da pietre a profondità comprese tra 1 e 2,5 m. All’interno era deposto il cadavere (le cui ossa non si sono conservate) con alcuni oggetti di corredo.
Nel corso delle attività sul campo si è dato avvio anche a campagne mirate di ricognizione volte alla ricostruzione del paesaggio antico con la verifica di alcune anomalie segnalate dalle indagini geofisiche e l’esame sul campo del complesso sistema morfologico del territorio identificato dalla lettura della fotografia aerea e satellitare.
Uno degli obiettivi di questa ripresa delle indagini è infatti quello di cercare di ricostruire più in generale i caratteri del contesto nel quale si collocano i due importanti sepolcreti scavati in passato e oggi oggetto di studio integrale. In quest’ottica, è stato aperto un altro fronte di scavo a San Bernardo in un’area dove dall’analisi della cartografia storica e dai dati d’archivio era segnalata la presenza di un tratto della strada romana, allo scopo di verificarne l’effettiva presenza e i caratteri strutturali e topografici.
Il cantiere di scavo ha offerto l’occasione per ospitare l’attività pratica del laboratorio di fotogrammetria per l’archeologia dell’Università Cattolica di Milano tenuto dal dott. Giorgio Baratti con il dott. Alessandro Vandelli nel corso del quale è stato realizzato un modello tridimensionale dell’esterno dell’edificio dell’oratorio di San Berardo; il modello realizzato permetterà di compiere studi approfonditi sul monumento sia di lettura stratigrafica, per la ricostruzione delle fasi di vita dell’oratorio, ma soprattutto di carattere strutturale e statico che consentano di studiare eventuali interventi mirati di conservazione e restauro.