1

App Store Play Store Huawei Store

inc gott

BELLINZONA - 24-10-2021 -- Vent’anni oggi. Era un mercoledì quel 24 ottobre del 2001, quando un incidente stradale nel tunnel autostradale del San Gottardo provocò un furioso incendio e causò la morte di undici persone. Tra di loro c’era anche un verbanese. Rosario Caggiano, 38 anni, pugliese trapiantato a Renco, marito e padre di due figli (il terzo sarebbe nato da lì a pochi mesi), da due giorni lavorava per un’impresa di trasporti del Luganese.

Era un camionista esperto, che in quindici anni di lavoro aveva percorso le strade di mezza Europa. Si trovava nel tunnel quando, in coda, vide del fumo, poi le fiamme. Telefonò al suo datore di lavoro per raccontare il problema e, resosi conto dell’incendio, gli disse di chiamare i soccorsi. Furono le sue ultime parole.

Poco più avanti a lui s’erano scontrati frontalmente due Tir, si scoprirà poi perché uno dei due autisti era ubriaco. A millecento metri dall’imbocco sud del tunnel (16,9 chilometri che uniscono i cantoni Ticino e Uri, il nord e il sud della Svizzera), poco dopo Airolo, un Man con targhe belghe condotto da un camionista turco in stato di ebbrezza, sbandando urtò la banchina di destra e, rimbalzando a sinistra verso l’interno della carreggiata, si schiantò contro un Iveco guidato da un italiano, che trasportava 1.099 pneumatici.

Erano le 9,33. Fuoriuscì copiosamente dai mezzi incidentati gasolio che la scintilla d’un cortocircuito incendiò, dando vita a un rogo spaventoso, spento solo l’indomani e che, raggiungendo i 1.200°, fece crollare parte della volta di cemento armato sui mezzi abbandonati.

Ma non fu solo il fuoco a uccidere. Delle undici vittime, solo una morì carbonizzata. Le altre dieci, compreso Caggiano, perirono per i gas tossici emessi dalla combustione degli pneumatici e dispersi nel tunnel dai ventilatori del sistema progettato per bonificare l’aria della galleria. Tanti si salvarono raggiungendo gli scomparti di emergenza collocati ogni 250 metri. Chi non ce la fece fu perché, oltre a essere nociva, la coltre di fumo nerastro alimentata dalla gomma degli pneumatici impedì loro di trovare la via d’uscita.

Il bilancio fu di 11 morti, 8 ricoverati in ospedale, 13 feriti medicati sul posto. La Svizzera, ferita, si mosse in fretta. Due giorni dopo iniziarono i lavori di bonifica e di ristrutturazione che si conclusero in soli 58 giorni. Da allora la sicurezza è stata migliorata e il sistema di areazione è stato rivisto. E, dopo il voto referendario tra i cittadini elvetici, è partito il progetto per realizzare la seconda canna del traforo, in modo da separare i flussi veicolari. I lavori sono partiti proprio nelle scorse settimane.

A vent’anni di distanza la tragedia di Caggiano e delle altre dieci vittime è ancora viva nel ricordo dei parenti delle vittime e degli svizzeri, che in questi giorni la ricordano, anche sui media con servizi speciali e approfondimenti che sottolineano i passi avanti compiuti nella sicurezza, affinché altre tragedie non si ripetano.