Inizia stasera al Regina Palace l'estate delle presentazioni dei cinque finalisti del Premio Stresa di narrativa. La prima autrice a rompere il ghiaccio è Valeria Parrella, con "La ragazzina" (Feltrinelli), di cui proponiamo una recensione.
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Nella storia dell'umanità si narra di vergini indomite, incontrollabili, irriducibili che, con semplicità, giungono là dove eserciti di uomini, allo sbando e senza una direzione, non
sanno arrivare. I sentimenti contrastanti generati da una ragazzina virtuosa di spada e di cucito sono il reticolo su cui si intrecciano i fili di un telaio che traccia i percorsi di pace tra le città della Loira, liberate dalla Pulzella d'Orléans, protagonista della svolta della Guerra dei Cent'anni tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Francia.
Avulsa dai giudizi denigratori degli uomini, santificata dalle donne, temuta dai prelati, Giovanna d'Arco segue senza paura il suo cammino indicato da Dio, attraverso San Michele, Santa Margherita e Santa Caterina. Vicino alla fontana delle fate aveva sentito delle voci e fatto il voto di castità; in seguito aveva tagliato le lunghe trecce, vestendo indumenti maschili.
Quando i borgognoni assalirono Domrémy, la sua famiglia lasciò la cittadina partendo su un carretto. «Gli uomini fanno diventare vero quello che temono», scrive l'autrice Valeria Parrella, una sintesi della psiche che governa la mente di sovrani, condottieri e dittatori di ogni epoca storica.
Il Re senza trono diventa la missione esistenziale di Giovanna. Lei è senza paura e quindi non è controllabile; viene considerata eretica per il solo fatto di apparire vestita come un uomo, in un'epoca – il 1429 – in cui questa scelta portava alla scomunica. Raggiunto il sovrano, lo indusse al pianto perché indomita e sincera.
Reggendo la spada e lo stendardo riportò il Delfino di Francia sul trono insieme al cugino del Re, comandando un esercito che credeva in lei per il suo coraggio e la sua determinazione. La sottoposero a prove di verginità e a ripetute confessioni, ricercando informazioni sulla sua reputazione; intanto lei tracciava i piani d'attacco con la stessa cura con cui disegnava i gigli per i suoi ricami a telaio.
Attraversò la foresta di Ingrannes e avanzò fino alla fortezza di Châtelet seguendo le regole suggeritele da Dio. La gente, con la rabbia, non riesce a cambiare lo stato delle cose ed ecco che «una ragazzina si mette di traverso» per essere la soluzione auspicata dal popolo oppresso.
La predestinazione di Giovanna d'Arco non fu apprezzata da sua madre e da suo padre che, nel contenzioso delle colpe, avrebbero preferito non fosse mai nata.
L'arcivescovo di Reims odiava questa invasata e demoniaca ragazzina; gli inglesi la temevano e arretravano ogni volta che la sfidavano. La sua avanzata si concluse a Patay e Carlo VII fu incoronato re nel Battistero di Clodoveo, «sotto l'altare che fu dei Capetingi e della casa reale dei Valois, alla presenza di tutte le autorità di corte, di Chiesa e dei suoi familiari, tranne Caterina, la sorella morta di parto».
Il re Carlo VII iniziò poi a seguire la via della diplomazia, smantellando l'esercito della liberazione, mentre la ribelle Giovanna riuscì a portare i soldati in salvo dentro le mura della città amica di Compiègne. Lei, rimasta fuori dalle mura, fu catturata dagli inglesi e rinchiusa in diverse prigioni, prima di essere arsa viva nel 1431.
Ventiquattro anni dopo, Isabelle, la madre, chiese un processo di revisione a Rouen e solo nel 1920 la ragazzina fu canonizzata come Santa Giovanna d'Arco da papa Benedetto XV.
La Pulzella d'Orléans è stata una ragazzina nata con una missione in un tempo remoto, in attesa di una svolta storica portata a compimento al costo della propria vita.
Monica Pontet
Docente, scrittrice e pubblicista








